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L’omicidio Castelvì, un giallo secentesco

Quando il 20 giugno 1668 don Augustìn Castelvì viene assassinato mentre rientra di notte nella sua casa di Castello, a Cagliari, si pensa che l’ordine sia venuto  dal viceré in persona, Manuel de los Cobos, marchese di Camarasa. Augustìn Castelvì, signore poderoso ed esponente di primissimo piano della nobiltà sarda è infatti il capo riconosciuto di uno dei due grandi “partiti” – l’altro è quello degli Alagòn – in cui è divisa la nobiltà sarda. Pensa Castelvì che ai sardi – ai sardi nobili, s’intende – debba essere riservato il monopolio degli incarichi pubblici e che questa sia la condición a cui deve sottostare la Corona se vuole vedersi attribuito il “donativo”, la contribuzione periodica che la Sardegna le versa. Qualcosa il viceré – che parla a nome della Corona – concederebbe, ma sempre, inderogabilmente, “por via de sùplica”.

 

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