La Sardegna di oggi per la Memoria di domani

Prima un passo, poi l’altro. Quindi il salto nell’acqua salata. Sicuramente è un giorno di primavera o d’estate. Quell’uomo (o quella donna?) non oserebbe tanto se la temperatura del mare non fosse dolce. Perché a guidare quei passi, per la prima volta, non c’è alcuna necessità. Non fugge né da un incendio, né da un nemico, non deve raggiungere la sua barca per partire alla ricerca di cibo. È un tuffo per puro piacere, l’archetipo dei milioni di tuffi spensierati che solo dagli anni Sessanta del secolo scorso sono diventati abitudine. I Sardi hanno scoperto molto tardi che nel mare si può anche, semplicemente, fare il bagno.

Chissà quando avvenne quel primo tuffo e chi fu quell’uomo o quella donna. Se si trattava di un sardo nativo o di un forestiero di passaggio. Un invasore. Chissà se viveva sulla costa e dunque il mare era la fonte del suo cibo, la via dei suoi commerci, il teatro delle sue battaglie, o se invece non era né un pescatore, né un mercante, né un guerriero e aveva raggiunto il mare dopo una lunghissima marcia col suo gregge. Chissà se quel primo tuffo fu il frutto di un amore maturo, cresciuto nella vicinanza col mare, o di un innamoramento improvviso e travolgente, preceduto solo da sguardi fugaci lanciati dalle cime dei monti.

Scritto da