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Il Tabù infranto

I bronzetti nuragici maschili sono millenari, i selfie e i video di Federica, Simonetta e Zoe recentissimi. E non è un caso. Le launeddas – “strumento popolare sardo a fiato, costituito da tre canne di giunco diseguali, munite di fori”: questa la definizione dei dizionari – per secoli sono rimaste “roba da uomini”: il simbolo maschile per eccellenza, un concetto sintetizzato dall’immagine del suonatore itifallico, bronzetto “erotico” risalente al VI secolo a.C. che rappresenta un personaggio intento a suonare un flauto a tre canne, probabilmente la prima rappresentazione delle launeddas.
Solo da un soffio di tempo, alla fine di un processo cominciato negli anni Ottanta, con l’avvio delle scuole civiche di musica, il tabù ha cominciato a essere incrinato e poi infranto. Eppure per suonare le launeddas, non è necessaria nessuna particolare capacità fisica: non un torace possente, non un fisico da atleta. È solo indispensabile imparare una tecnica: quella del fiato continuo, oltre alla destrezza mentale e fisica del muovere due mani in modo indipendente e asincrono sul leggerissimo strumento e tenere a mente – e ripetere – passaggi musicali lunghi. Il resto è lo stile che fa la differenza tra i suonatori di diverse scuole.

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