La Sardegna di oggi per la Memoria di domani
 

Il ritorno all’ovile

Sei anni avanti e indietro per i cieli d’Europa, a guardare la sua Isola dall’alto del finestrino di un aereo. Un posto di lavoro come hostess, raro in tempi avari come sono questi, ma lontano dagli affetti, dai colori e dai profumi della sua terra. E il mal di Sardegna che la affligge. Fino a quando decide di lasciare la stabilità di uno stipendio, slacciare le cinture e cambiare vita. Da Ryanair al casizolu, sola andata. Paulilatino, poco più di duemila abitanti, affaccio sulla statale 131 a metà strada tra Cagliari e Sassari. Chiara Floris, 35 anni, una laurea in Lingue e diverse esperienze all’estero, prende coraggio e torna a casa: comincia a lavorare nel caseificio dello zio, Giuseppe Sanna, spalancandogli le porte del mondo. Arrivano belgi, francesi, inglesi, tedeschi, nella casa di famiglia (ribattezzata la Casetta di via Pia) che ristruttura e affitta. Gli ospiti sono turisti che preferiscono il silenzio del centro storico del paese al caos della costa. «Tornare è stato un progetto di vita – dice – tanti tra i miei parenti non vivono più qua, mio fratello è a Roma, mia sorella a Siena. Il paese si sta spopolando, se nessuno prova a resistere qui non rimarrà più nessuno».

L’articolo completo di Andrea Deidda nel numero in edicola

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